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European Accessibility Act (EAA) e WordPress: cosa devi fare adesso per adeguarti
Marco Bianchi
Marco Bianchi 13 February 2026 · 16 min di lettura

European Accessibility Act (EAA) e WordPress: cosa devi fare adesso per adeguarti

Il European Accessibility Act (EAA) è entrato in vigore: dal 28 giugno 2025 chi offre prodotti o servizi a consumatori nell’Unione Europea deve garantire che siti web e servizi digitali siano accessibili. Per chi lavora ogni giorno con WordPress (owner, freelance, agenzie, product maker) questa non è una “scadenza futura”: è un cambio di paradigma operativo.

Se il tuo sito vende, genera lead, gestisce prenotazioni, eroga contenuti a supporto di un’attività commerciale o distribuisce un prodotto digitale a utenti UE, l’accessibilità diventa un requisito di base, allo stesso livello di sicurezza e responsive design.

Qui sotto trovi: timeline e finestre di transizione, cosa succede quando un sito viene segnalato, quali rischi concreti ci sono, e soprattutto cinque azioni pratiche che puoi avviare subito su WordPress per alzare l’asticella in modo misurabile.

Timeline EAA: cosa è “subito” e cosa è “a fasi”

Anche se la data del 28 giugno 2025 è un punto fermo, l’EAA non funziona come un interruttore on/off. La logica è progressiva e distingue tra ciò che nasce dopo la data e ciò che esisteva già prima.

Nuovi prodotti e servizi: conformità dal day one

Regola semplice: qualsiasi nuovo prodotto o servizio lanciato dopo il 28 giugno 2025 deve essere accessibile fin dal lancio.

  • Stai lanciando un nuovo sito e-commerce a ottobre? Deve rispettare gli standard di accessibilità immediatamente.
  • Stai pubblicando un nuovo plugin a novembre? Deve essere accessibile “out of the box” (senza richiedere patch o interventi extra per funzionare con tecnologie assistive).

Qui sta lo spostamento culturale più importante: l’accessibilità non è una rifinitura finale, ma un input di pianificazione, design e sviluppo. Per chi lavora con WordPress significa inserirla nel processo come requisito strutturale, esattamente come la gestione della sicurezza e l’usabilità mobile.

Servizi esistenti: periodo di transizione fino al 28 giugno 2030

Per i servizi già attivi prima del 28 giugno 2025, esiste un periodo di transizione: la conformità piena va raggiunta entro il 28 giugno 2030.

Chiamarlo “periodo di grazia” però è fuorviante: non è un lasciapassare per rimandare, ma una finestra per dimostrare avanzamenti costanti e in buona fede. In concreto:

  1. Aspettare ti mette in svantaggio. I siti accessibili raggiungono più persone, spesso performano meglio in SEO e rafforzano la fiducia nel brand. Rimandare significa rinunciare per anni a questi benefici.
  2. Le segnalazioni possono far partire azioni anche prima del 2030. Se una persona con disabilità non riesce a comprare, prenotare o trovare informazioni e presenta un reclamo nel 2026, le autorità non “aspettano il 2030”: indagano e si aspettano un piano chiaro e prove di miglioramenti in corso. Avere una roadmap, documentare i progressi e dimostrare impegno reale è una difesa fondamentale. Fare nulla ti espone.
  3. Gli aggiornamenti “sostanziali” possono azzerare la finestra di transizione. Il periodo fino al 2030 spesso non si applica se fai modifiche importanti al servizio esistente. La definizione può essere grigia, ma un redesign completo, un grande refactoring dell’e-commerce o un cambio significativo di funzionalità possono essere interpretati come creazione di un “nuovo” servizio. In quel caso potresti dover rispettare la conformità piena subito, non nel 2030.
Schema visivo sulla timeline e sull’approccio graduale dell’EAA
Forrás: Elementor.com

In sintesi: il 2030 è la data massima, non il momento giusto per iniziare. L’aspettativa è un percorso di miglioramento continuo a partire da adesso.

Cosa succede se il tuo sito non è conforme (davvero)?

Ignorare l’EAA comporta conseguenze concrete. È vero che enforcement e sanzioni variano da Stato membro a Stato membro, ma il flusso è simile: un sistema strutturato, spesso attivato da utenti (non “polizia dell’accessibilità” che bussa alla porta), pensato per spingere le aziende verso la conformità.

Come finisci sotto osservazione

Schema: principali modalità con cui viene segnalata la non conformità
Forrás: Elementor.com

I due trigger principali sono:

  1. Reclami dei consumatori. Il caso più frequente: una persona con disabilità non riesce a completare un acquisto, usare un servizio o reperire informazioni e presenta un reclamo all’autorità nazionale competente nel proprio Paese.
  2. Market surveillance. Controlli proattivi e audit, in particolare in settori ad alto impatto come e-commerce, banking e travel. Il tuo sito può essere intercettato durante verifiche di routine.

Le fasi tipiche dell’enforcement

Di norma non ricevi subito una maxi-multa. L’obiettivo dell’EAA è arrivare all’accessibilità, non punire a prescindere. Ma se non reagisci, la situazione scala.

  1. Notifica di non conformità. In genere si parte da un richiamo formale: l’autorità nazionale ti contatta, elenca i problemi di accessibilità individuati e chiarisce quali parti dell’EAA risultano violate.
  2. Tempo per correggere. Insieme al richiamo viene indicata una finestra temporale ragionevole per risolvere i problemi. Non è la transizione di cinque anni: è una scadenza specifica, spesso molto più corta, che dipende dalla complessità degli interventi richiesti.
  3. Escalation. Se ignori la notifica e non risolvi entro i tempi, arrivano le conseguenze.

Sanzioni possibili

L’EAA prevede che le sanzioni siano “effective, proportionate, and dissuasive”: devono cioè essere abbastanza pesanti da rendere la conformità una priorità reale. Nella pratica questo può significare:

  • Multe significative. Spesso la misura più comune. Importi variabili da Paese a Paese: da qualche migliaio di euro fino a percentuali del fatturato annuo. Per una piccola realtà anche una sanzione “bassa” può essere un colpo notevole; per aziende grandi può diventare enorme.
  • Divieti o restrizioni del servizio. Nei casi più gravi, le autorità possono imporre di interrompere l’offerta del servizio ai consumatori in quel Paese finché non sei conforme. Per un business online, essere bloccati in un intero Stato UE è un danno pesantissimo.
  • Ritiro di prodotti dal mercato. Se vendi un prodotto digitale (ad esempio un plugin WordPress) e risulta non conforme, potresti essere obbligato a rimuoverlo dal mercato.

Responsabilità personale e penale: in alcuni Stati membri e in casi di violazioni ripetute o particolarmente gravi, possono esserci implicazioni di responsabilità personale per i dirigenti aziendali. È raro, ma è un segnale del livello di serietà con cui viene trattata la normativa.

Schema visivo sui rischi e sulle conseguenze della non conformità
Forrás: Elementor.com

Oltre al legale: il danno reputazionale

Anche senza arrivare alle sanzioni massime, l’impatto sul brand può essere devastante: finire pubblicamente associati a un’esperienza “escludente” erode la fiducia e può lasciare strascichi per anni. Nel mercato attuale l’esclusione non è solo non conformità: è anche cattivo business.

Nel mondo WordPress esistono strumenti che aiutano a gestire audit, remediation e monitoraggio. Un esempio è Accessibility Assistant di Ally (tool di Elementor) che mira a integrarsi nel workflow e a verificare le pagine rispetto a WCAG 2.1 AA: https://elementor.com/products/ally-web-accessibility/

Perché l’EAA riguarda tutto l’ecosistema WordPress (non solo “chi pubblica il sito”)

La normativa è ampia, ma le conseguenze per WordPress sono immediate perché temi e plugin sono il “sistema operativo” di tantissimi servizi digitali. E la responsabilità si distribuisce lungo la catena: owner, agenzia, freelance, e chi sviluppa estensioni.

Se sei il proprietario del sito

Se servi utenti UE, la conformità non è più opzionale, sia che tu venda prodotti, offra servizi o stia anche “solo” targettizzando un pubblico europeo con contenuti legati a un’attività.

  • La responsabilità ricade su di te. Multe e provvedimenti colpiscono il business, non gli strumenti usati per costruire il sito.
  • Conta tutto il percorso utente. Non è solo homepage: product page, form di contatto, checkout, supporto… ogni touchpoint deve essere accessibile.
  • Gli strumenti di terze parti fanno parte del problema. Plugin di booking, estensioni e-commerce, form builder: se introducono barriere, la responsabilità resta tua. Serve scegliere con attenzione temi e plugin.

Tradotto: l’accessibilità diventa requisito core di business, non una feature “rinunciabile”.

Se lavori in agenzia o come freelance

Il tuo ruolo diventa ancora più centrale: i clienti si aspettano siti belli e funzionali, ma ora anche conformi. Questa responsabilità è anche un’opportunità professionale.

  • Tuteli i clienti (e la tua reputazione). Molti non conoscono dettagli e requisiti tecnici: guidarli e consegnare siti accessibili riduce rischio legale e danno d’immagine.
  • Ti differenzi sul mercato. La capacità dimostrabile di lavorare con accessibilità diventa un criterio di scelta in progetti competitivi.
  • Devi adattare il workflow. L’accessibilità va messa in pipeline: design, sviluppo, QA. Dalla scelta del tema al vetting dei plugin, fino ai test.

Per le agenzie è un invito a formalizzare competenze e processi, diventando un partner affidabile in un quadro normativo nuovo.

Se sviluppi temi o plugin

Qui l’impatto è diretto: il codice che distribuisci può determinare se un sito è conforme oppure no.

  • Sei parte della catena di conformità. Se il tuo plugin genera elementi inaccessibili (campi senza label, slider non usabili da tastiera, controlli non etichettati), stai trasferendo rischio ai tuoi utenti.
  • La domanda di mercato cambia. Agenzie e owner cercano strumenti “accessibility-ready”. Documentare la conformità (ad esempio con un Accessibility Conformance Report) può diventare un vantaggio competitivo.
  • Rischi di essere abbandonato. Se il tuo prodotto blocca la conformità, gli utenti lo sostituiscono. L’accessibilità non è solo buona pratica: è cruciale per l’adozione nel lungo periodo.

Per chi sviluppa nel mondo WordPress, l’EAA non è un peso: è un’opportunità di mercato. Chi integra l’accessibilità nel core dei propri prodotti non solo sarà conforme, ma diventerà la scelta predefinita per una nuova generazione di builder per cui l’inclusione non è negoziabile.

Itamar Haim

5 passi pratici per i siti WordPress: cosa fare subito

Ok, la legge è attiva: ma operativamente cosa fai domattina? L’approccio che funziona è quello strutturato, con priorità e cicli di verifica. Qui sotto i cinque step che considero imprescindibili.

Schema dei 5 passi pratici per migliorare l’accessibilità su WordPress
Forrás: Elementor.com

Step 1: fai un audit del sito (automazione + manuale)

Non puoi correggere ciò che non hai misurato. Il primo passo è capire lo stato attuale con un audit che combina scansioni automatiche e test manuali.

  • Scansioni automatiche. Servono a intercettare problemi comuni a livello di markup e UI: contrasto colore insufficiente, immagini senza alt, campi form senza label, ecc. Puoi usare estensioni browser o plugin specializzati. Su WordPress, strumenti come Accessibility Assistant di Ally si inseriscono nel flusso e scansionano le pagine rispetto a WCAG 2.1 AA, producendo un report delle violazioni: https://elementor.com/products/ally-web-accessibility/
  • Test manuali. L’automazione non capisce se l’esperienza “ha senso”. Il manuale serve per i problemi di usabilità. Checklist minima:
  • Navigazione da tastiera: riesci a usare l’intero sito con il solo tasto Tab? Arrivi a tutti i link, pulsanti e campi? Il focus è sempre visibile?
  • Test con screen reader: usa NVDA (Windows), VoiceOver (Mac) o TalkBack (Android). Il contenuto letto ad alta voce è comprensibile? Le immagini sono descritte correttamente? Link e pulsanti hanno etichette chiare?
  • Contenuti: gerarchia heading logica (H1, poi H2, poi H3)? Testi dei link descrittivi (es. “Leggi il report completo di accessibilità” invece di “Clicca qui”)? Linguaggio semplice e chiaro?

Output atteso: una to-do list prioritaria di correzioni, non un elenco infinito senza ordine.

Step 2: risolvi prima i problemi ad alto impatto

Non devi sistemare tutto in un colpo solo. Parti dagli interventi che sbloccano più utenti nel minor tempo.

  • Alt text mancante su immagini informative. Se un’immagine comunica informazione (non è solo decorativa), serve un testo alternativo descrittivo per chi usa screen reader. È spesso il fix più semplice e tra i più importanti.
  • Contrasto colore insufficiente. Testo poco leggibile sullo sfondo è una barriera per chi ha ipovisione. Usa un contrast checker e punta ad almeno 4.5:1.
  • Link text vago. Elimina “clicca qui”, “scopri di più”, “leggi di più”. Il testo del link deve spiegare la destinazione o l’azione.
  • Label mancanti nei form. Ogni campo in form contatto, login e checkout deve avere una label associata correttamente, altrimenti con screen reader è un disastro.
  • Accessibilità da tastiera. Ogni elemento interattivo deve essere raggiungibile e azionabile da tastiera.

Questi interventi “quick win” migliorano subito l’esperienza per più persone, senza dover rifare il sito.

Step 3: pubblica una Accessibility Statement

La accessibility statement è una pagina pubblica che dichiara il tuo impegno e (nel contesto EAA) è un requisito chiave. Deve essere facile da trovare, tipicamente nel footer, e includere:

  • Il tuo impegno verso l’accessibilità.
  • Lo standard di conformità a cui punti (es. WCAG 2.1 Level AA).
  • Eventuali problemi noti su cui stai lavorando.
  • Un contatto per segnalazioni di problemi di accessibilità.

Serve a due cose: (1) dimostra trasparenza e buona fede verso utenti e autorità; (2) crea un canale di feedback per intercettare barriere reali prima che diventino reclami formali.

Step 4: valuta temi e plugin (anche quelli già installati)

Su WordPress l’accessibilità non è solo “contenuto”: tema e plugin determinano gran parte del comportamento UI e del markup.

  • Tema. Parti da un tema accessibility-ready con HTML semantico, gerarchie heading corrette e supporto alla navigazione da tastiera. Se il tema attuale ha difetti importanti, valuta seriamente uno switch.
  • Nuovi plugin. Prima di installare, controlla documentazione e note sull’accessibilità. Se necessario contatta lo sviluppatore e chiedi l’impegno verso WCAG. Prudenza con plugin basati su interazioni solo visuali (slider, pop-up) non controllabili da tastiera.
  • Plugin esistenti. Fai revisione: stanno creando barriere? Esempi tipici: pulsanti social non raggiungibili da tastiera, form builder che genera campi senza label, modali che intrappolano il focus.

Qui serve mentalità da “consumatore consapevole”: scegliere strumenti accessibili è parte integrante del mantenimento della conformità.

Step 5: monitora in modo continuo

L’accessibilità non è un progetto “una volta e basta”. Ogni post nuovo, ogni pagina prodotto, ogni update di plugin può introdurre regressioni.

Integra l’accessibilità nella manutenzione ricorrente:

  • Checklist per la creazione contenuti. Per chi pubblica: ogni immagine ha alt? heading corretti? link descrittivi?
  • Scansioni periodiche. Pianifica audit automatici regolari (mensili o trimestrali) per intercettare problemi nuovi.
  • Strumenti user-facing. Valuta un widget front-end di usabilità che permetta agli utenti di regolare dimensione testo, contrasto, evidenziazione link, ecc. Migliora l’esperienza e rende visibile l’impegno sull’accessibilità.

Quando l’accessibilità entra nella routine, passi dalla modalità reattiva (fix dopo segnalazione) a quella proattiva (prevenzione). È la chiave per una conformità sostenibile.

Chiusura: l’accessibilità è legge (e conviene molto più di quanto sembri)

La fase del “ci stiamo preparando” è finita. L’EAA sta già influenzando come progettiamo, sviluppiamo e gestiamo siti WordPress. Il punto non è inseguire scadenze lontane: è fare audit, sistemare i problemi principali, pubblicare una statement, e rendere l’accessibilità parte del flusso quotidiano.

E anche se la conformità è un obbligo, i vantaggi vanno oltre: più copertura, migliore usabilità, spesso SEO più solida e maggiore fiducia nel brand. Inclusione e business, qui, viaggiano insieme.

Key takeaways

  • EAA attivo: dal 28 giugno 2025 l’accessibilità è obbligatoria per siti/servizi che servono consumatori UE.
  • Conformità immediata vs graduale: i nuovi servizi devono essere conformi al lancio; gli esistenti hanno tempo fino al 2030 ma devono dimostrare progressi.
  • Enforcement concreto: prima avvisi e richieste di remediation, poi multe, restrizioni o ritiro dal mercato se ignori.
  • Responsabilità condivisa: owner, agenzie/freelance e sviluppatori di plugin/temi incidono tutti sulla conformità.
  • Azioni pratiche subito disponibili: audit, fix ad alto impatto, accessibility statement, valutazione strumenti, monitoraggio continuo.
  • Vantaggio competitivo: oltre alla legge, migliora reach, UX, SEO e fiducia.

FAQ

1. L’EAA si applica al blog della mia piccola attività se non vendo nulla?

Dipende dal modello di business. L’EAA riguarda prodotti e servizi offerti ai consumatori nell’UE. Se il blog è un hobby e non offre servizi, probabilmente è fuori ambito. Se però il blog è parte dell’attività (ad esempio sei consulente e il blog è uno strumento di marketing) e servi o targettizzi clienti UE, allora sì: conta la natura commerciale dell’attività.

2. Qual è la differenza tra EAA e WCAG?

Pensala così: l’EAA è la legge, le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) sono lo standard tecnico usato per soddisfarla. L’EAA impone che siti e servizi siano accessibili e rimanda a standard come WCAG 2.1 Level AA come benchmark del “come” fare. Per essere conforme all’EAA devi conformarti alle WCAG.

3. Un singolo plugin può rendere il mio sito WordPress conforme al 100%?

No, e bisogna diffidare di chi lo promette. La conformità richiede tecnologia, contenuto e design. Un plugin può aiutare moltissimo (scan, supporto alla remediation, generazione statement, strumenti user-facing), ma non può risolvere tutto automaticamente. Per esempio può segnalarti un alt mancante, ma non può sapere se l’alt che scrivi è davvero corretto e significativo. Serve combinare tool e supervisione umana.

4. Sono un’azienda USA senza presenza fisica in UE: l’EAA si applica lo stesso?

Sì, se offri prodotti o servizi a consumatori che si trovano nell’UE. Il perimetro è determinato dalla posizione del consumatore, non dalla sede dell’azienda. Se un residente UE può comprare, abbonarsi o scaricare la tua app/prodotto, ci si aspetta conformità all’EAA.

5. Quanto costa rendere accessibile un sito WordPress?

Dipende molto da dimensioni e complessità del sito, stato iniziale, e strategia adottata. Un sito semplice appena avviato può richiedere un investimento minimo (soprattutto tempo per apprendere le basi e fare correzioni). Un e-commerce complesso con anni di contenuti legacy richiede un lavoro più articolato. In generale, investire in strumenti adeguati e inserire l’accessibilità nel workflow fin dall’inizio costa quasi sempre meno di una remediation massiva o di una sanzione.

6. Uno scanner automatico dice che sono conforme al 100%: sono al sicuro?

Non necessariamente. Gli scanner automatici sono fondamentali, ma intercettano solo circa il 30–40% dei problemi potenziali: trovano bene i difetti tecnici nel codice, ma non valutano molti aspetti “umani” di usabilità. Non capiscono se un testo è confuso, se il percorso da tastiera è illogico o se un alt è davvero utile. Serve sempre combinare scansioni automatiche e test manuali.

7. Cos’è una accessibility statement e serve davvero?

È una pagina pubblica che comunica policy e impegno sull’accessibilità. Sì, serve: è un requisito specifico dell’EAA. Deve indicare il livello di conformità target (es. WCAG 2.1 AA), elencare problemi noti in lavorazione e fornire un contatto per segnalazioni. Dimostra trasparenza e un impegno in buona fede.

8. Il mio tema dice “accessibility-ready”: basta?

È un ottimo punto di partenza, ma non basta. Un tema accessibile offre fondamenta solide (codice pulito, heading corretti, buona navigazione da tastiera), ma l’accessibilità complessiva dipende anche da contenuti, plugin e personalizzazioni. È una base critica, non un’esenzione di responsabilità.

9. Ogni quanto devo fare un audit di accessibilità?

L’accessibilità è un impegno continuo. Un audit completo e approfondito ha senso ogni 12–18 mesi o dopo un redesign importante. Ma vanno inseriti controlli più frequenti nel flusso: ad esempio uno scan automatico ogni trimestre e un check rapido da tastiera dopo aggiornamenti significativi di plugin o dopo grosse aggiunte di contenuto.

10. Dove trovo risorse affidabili per imparare l’accessibilità web?

Le WCAG del W3C sono la fonte definitiva (anche se tecniche). Per linee guida più fruibili, sono utili realtà come Web Accessibility Initiative (WAI) e WebAIM (articoli e checklist). Anche i blog di specialisti del settore e i materiali educativi dei provider di tool (inclusi quelli di Elementor nell’ecosistema Ally) possono essere un supporto pratico per orientarsi.

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