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Elementor One: l’ennesimo passo da page builder a piattaforma chiusa (e perché dovremmo preoccuparci)
Patai László
Patai László 22 January 2026 · 10 min di lettura

Elementor One: l’ennesimo passo da page builder a piattaforma chiusa (e perché dovremmo preoccuparci)

Elementor ha annunciato Elementor One, descritto come l’abbonamento “più completo e di valore” mai proposto: un piano unico che mette insieme editor, AI, ottimizzazione delle immagini, deliverability email, accessibilità, hosting e strumenti di gestione. L’idea è chiara: non più un plugin (per quanto dominante), ma una piattaforma che vive dentro WordPress e che prova a diventare il centro di gravità dell’intero workflow.

Il problema è che questa direzione non è neutra. Per chi sviluppa e mantiene siti WordPress per clienti, l’evoluzione da “page builder” a “ecosistema SaaS” porta con sé un pacchetto di rischi: monetizzazione a crediti, lock-in progressivo, possibile competizione diretta con WordPress.com, e un tema molto concreto che in questo momento pesa più di ogni slogan: la gestione del tracking e della privacy, con un caso specifico che riguarda Mixpanel e Elementor 3.34.2.

Hero dell’annuncio di Elementor One
Forrás: Elementor.com

Da “page builder” a infrastruttura SaaS: il cambio di identità è esplicito

Elementor incornicia Elementor One come un “momento milestone” per i 10 anni del progetto: nati nel 2016 con la missione di dare libertà di design su WordPress, oggi dichiarano di voler fornire una “complete infrastructure” per “guidare il futuro del web”. Non è una sfumatura di marketing: è la formalizzazione di un pivot.

La timeline dei “milestones” che Elementor stesso mette in evidenza racconta bene lo spostamento del baricentro:

  • 2016: Drag & drop Editor – Editor live drag & drop per costruire siti “pixel-perfect” con capacità avanzate di design.
  • 2018: Theme Builder – sistema per progettare header, footer e template dinamici su tutto il sito.
  • 2019: Hello Elementor Theme – tema minimal e leggero pensato come canvas veloce per design custom.
  • 2022: Cloud hosting – hosting cloud ad alte prestazioni con auto-scaling per WordPress.
  • 2023: Elementor AI – assistente nativo per generare codice, layout e immagini direttamente nell’Editor.
  • 2024: Image optimization – compressione immagini per tenere le pagine veloci senza “compromessi sul design”.
  • 2024: Site mailer – strumenti per migliorare la deliverability e far arrivare le email transazionali in inbox.
  • 2025: Accessibility – strumenti di scanning e remediation per inclusività e compliance “by default”.
  • 2025: Site planner – tool AI per wireframe in minuti basati su obiettivi di business.

Se nel 2016–2019 l’asse era “design dentro WordPress”, dal 2022 in poi diventa “servizi ricorrenti”: hosting, AI, mail, ottimizzazione, accessibilità. Tutte cose utili, certo, ma non sono caratteristiche da page builder: sono i mattoncini di una piattaforma venduta a subscription.

Ten years ago, we were a page builder. Today, we are the standard for professional creation on WordPress. Only the leading brand in the ecosystem can make a move this bold — consolidating an entire infrastructure into a single, unified experience. Elementor is 10, but this is just the beginning.

Yoni Luksenberg, CEO of Elementor (citato nell’annuncio)
Immagine di supporto sulla visione piattaforma di Elementor One
Forrás: Elementor.com

“One subscription. Total control.”: in pratica un bundle che spinge dipendenze

Elementor One viene presentato come la sintesi di tutto: “design, high-performance optimization e site management” in un unico abbonamento. A livello di UX, parlano di menu unificato nel dashboard WordPress e di una nuova home che centralizza creazione, ottimizzazione e gestione. È un pattern tipico delle piattaforme: ridurre il contesto esterno e far vivere tutto “in casa”.

Schermata promozionale su abbonamento unico e controllo totale in Elementor One
Forrás: Elementor.com

Il punto critico non è l’esistenza del bundle, ma l’effetto cumulativo: se il tuo stack diventa Elementor Editor + Elementor Hosting + Elementor AI + Elementor Mailer + strumenti di ottimizzazione/management integrati, il costo di uscita (tecnico, economico e operativo) cresce in modo esponenziale.

Il “shared pool of credits”: monetizzazione SaaS prima delle funzionalità

Tra i motivi per cui Elementor One sarebbe “la scelta migliore per il tuo business”, Elementor mette in cima la banca condivisa di crediti (shared pool of credits): un unico “portafoglio” utilizzabile trasversalmente sulle capacità della suite, “dove serve, quando serve”.

Questo modello è una scelta di monetizzazione molto chiara: invece di vendere funzionalità (o almeno quote prevedibili), si vende consumo. Il rischio pratico è doppio:

  • Si sposta la conversazione da “cosa ottengo con il mio piano” a “quanti crediti mi rimangono”, con dinamiche da SaaS che incentivano upsell e rinnovi.
  • Si rende meno trasparente il TCO (total cost of ownership) per progetti e agenzie: ciò che oggi è incluso, domani può diventare consumo a crediti, e la pianificazione dei costi si complica.

Elementor aggiunge anche che il valore “continua a crescere nel tempo” e che nuove capability verrebbero aggiunte “senza costi extra”. È un’affermazione tipica dei bundle, ma va letta insieme al fatto che il controllo del pricing e delle condizioni è totalmente nelle mani del vendor.

Elementor One Agency: scala illimitata, crediti come leva

Per freelance e agenzie viene proposto Elementor One Agency, descritto come il piano più potente “built for scale”: possibilità di creare/ottimizzare/gestire un numero illimitato di siti, con allocazione flessibile dei crediti su tutto il portfolio clienti.

Anche qui il tema è il medesimo: “illimitato” a livello di siti, ma potenzialmente limitato a livello di consumo reale se una parte crescente delle funzionalità passa per crediti.

Somiglia sempre di più a WordPress.com (e questo cambia gli equilibri)

Builder + hosting + strumenti di gestione + servizi accessori (mail, immagini, AI) è esattamente la direzione delle piattaforme “all-in-one”. Nella sostanza, Elementor sta costruendo qualcosa di molto simile a WordPress.com: un’offerta integrata dove il sito è un prodotto gestito end-to-end.

La domanda scomoda, per l’ecosistema WordPress, è inevitabile: quanto a lungo ha senso per un player così grande restare “solo” un plugin, se già controlla un pacchetto completo di servizi e un’esperienza unificata nel dashboard? Anche senza ipotizzare scenari estremi, è evidente che l’incentivo economico va verso più servizi proprietari e meno interoperabilità.

Vendor lock-in: quando uscire diventa un progetto, non una scelta

Nel mondo WordPress, la portabilità è sempre stata un valore: hosting cambiabile, plugin sostituibili, stack componibile. Un bundle come Elementor One va nella direzione opposta: più componenti critici dipendono da Elementor, più diventa difficile migrare senza downtime, refactoring, revisione di processi e costi extra.

I punti di lock-in più evidenti, per come viene presentato Elementor One, sono:

  • Hosting: se performance, scaling e gestione sono integrati nel vendor, lo spostamento di infrastruttura perde immediatezza.
  • AI e crediti: se la produzione di asset e componenti passa dal “portafoglio crediti”, cambiare tool significa anche cambiare pipeline e costi.
  • Email deliverability (Site Mailer): spostare la gestione delle email transazionali su un servizio proprietario può complicare la migrazione (configurazioni, reputazione, metriche).
  • Ottimizzazione immagini: quando la compressione e la conversione (es. WebP) sono demandate a un servizio, migrare richiede verifiche su media library e cache/CDN.
  • Gestione e monitoraggio centralizzati: se la manutenzione multi-sito viene spostata su un hub del vendor, uscire significa perdere workflow consolidati.

Cosa cambia davvero per chi fa consulenza

Il lock-in non si percepisce quando tutto funziona. Si percepisce quando devi ridurre costi, cambiare fornitore, rispondere a un requisito legale o semplicemente recuperare controllo su infrastruttura e dati. Un bundle “one” tende a trasformare queste scelte in migrazioni complesse.

“Il tuo abbonamento attuale non cambierà”… ma per quanto?

Nell’annuncio, Elementor dice esplicitamente che chi è già utente non deve preoccuparsi: “Your current subscription won’t be impacted. You can continue using your plan exactly as it is.”. È una rassicurazione importante, ma manca il pezzo che in questi casi interessa davvero: l’orizzonte temporale.

Se la narrazione ufficiale è “stiamo consolidando tutta l’infrastruttura in un’unica esperienza”, è difficile credere che il focus di prodotto rimarrà bilanciato allo stesso modo sui piani storici. Anche senza modifiche immediate, l’inerzia tipica è:

  • innovazione e feature “premium” che arrivano prima (o solo) sul bundle nuovo;
  • maggior integrazione tra servizi che rende Elementor One la scelta “naturale”;
  • pressione commerciale tramite prezzi di lancio scontati e upgrade “facili”.

Elementor parla anche di discounted launch pricing a tempo limitato per facilitare la transizione. È un altro segnale classico: accelerare l’adozione del nuovo modello.

Le “prossime funzionalità”: Cookie Consent, Manage, AI nativa e Editor V4

L’annuncio non si ferma a ciò che c’è oggi: c’è una lista di componenti “coming soon” che rafforza ulteriormente la lettura “piattaforma”.

Immagine di supporto sulle funzionalità in arrivo con Elementor One
Forrás: Elementor.com

Cookie Consent (privacy) integrato

Elementor cita Cookie Consent come soluzione privacy che gestisce il consenso “senza script esterni”. È presentato come un tassello nativo per la conformità.

Qui, però, la credibilità di una “privacy solution” dipende dalla coerenza del prodotto su tracking e telemetria. E questo ci porta al punto più delicato.

Manage: hub centralizzato per performance e bulk updates multi-sito

È previsto Manage, un hub centralizzato per monitorare performance ed eseguire aggiornamenti massivi su più siti da un singolo dashboard. In pratica, una console di gestione multi-sito (molto appetibile per agenzie) che aumenta ulteriormente la dipendenza dall’ecosistema Elementor.

AI “dentro l’Editor” e “Native AI Layer for WordPress”

Elementor dichiara un’espansione dell’AI su due fronti:

  • Inside the Editor: creazione di widget tramite linguaggio naturale (AI-powered widget creation) per costruire widget custom descrivendoli a parole.
  • A livello “più ampio”: una Native AI Layer for WordPress per creare componenti e landing page complete, e fornire un’infrastruttura generativa “nativa” per gestire l’intero sito.

Quando un vendor parla di “AI layer nativo” e “infrastruttura generativa” applicata alla gestione del sito, è un ulteriore passo verso un ambiente sempre più proprietario, con implicazioni su dati, logging, e dipendenze da servizi esterni.

Editor V4: “Atomic Editor” e framework CSS-first

Immagine che introduce Editor V4 Atomic Editor e componenti atomici
Forrás: Elementor.com

È in preparazione anche Editor V4: the Atomic Editor, descritto come una re-immaginazione completa dell’Editor basata su un framework professionale CSS-first. Introduce Atomic Components, componenti modulari e leggeri che promettono performance “senza precedenti” e codice più pulito.

Tra le funzionalità citate: global Classes e Variables, per costruire design system scalabili e allineati agli standard web. Sul piano tecnico, può essere una direzione interessante. Sul piano strategico, però, è un altro tassello che spinge verso un modo “Elementor-centrico” di progettare UI e architettura front-end.

Il punto più grave: Mixpanel e GDPR – tracking impossibile da disattivare (Elementor 3.34.2)

C’è un tema che non può passare in secondo piano, soprattutto se Elementor vuole posizionarsi come infrastruttura “professionale” e persino lanciare un proprio Cookie Consent: secondo una segnalazione pubblica sul forum di supporto WordPress.org, a partire da Elementor 3.34.2 il tracking Mixpanel risulta impossibile da disattivare.

La contestazione è molto precisa: anche quando l’utente effettua opt-out dalla condivisione dati con Elementor, il plugin ignorerebbe l’impostazione e continuerebbe a tracciare attività di visitatori e amministratori, impostando cookie Mixpanel. In un contesto UE, un comportamento del genere è potenzialmente incompatibile con gli obblighi GDPR (e, operativamente, espone chi gestisce il sito a rischi legali e reputazionali).

Impatto pratico per chi gestisce siti in UE

Se un plugin imposta cookie di tracciamento anche dopo l’opt-out esplicito, non è un dettaglio tecnico: è un problema di compliance. Per agenzie e freelance significa dover spiegare al cliente perché il sito continua a tracciare nonostante le impostazioni, e potenzialmente dover intervenire con misure drastiche (fino alla disattivazione del plugin).

Fonte della segnalazione: Mixpanel cookies set even when data sharing is off (3.34.2) – GDPR issue.

Quindi: a chi conviene davvero Elementor One?

Elementor One viene venduto come semplificazione: un menu unico, “zero friction”, un solo abbonamento per tutto. Ma l’insieme dei segnali racconta un’altra storia: trasformare un tool popolare dell’ecosistema WordPress in una piattaforma a ricavi ricorrenti, dove il valore si sposta dalle funzionalità del plugin alla dipendenza da servizi integrati e a consumo.

Le domande che, da sviluppatori, dovremmo porci sono scomode ma necessarie:

  • Questo percorso serve principalmente gli interessi degli utenti o quelli del modello di business (e quindi degli investitori)?
  • Quanto aumenterà il lock-in man mano che hosting, AI, mail, ottimizzazione e gestione diventano sempre più centrali?
  • Se Elementor costruisce un’esperienza “all-in-one” sempre più simile a WordPress.com, quanto resterà allineato allo spirito “componibile” di WordPress?
  • E, prima ancora di parlare di Cookie Consent proprietario: possiamo fidarci della gestione del consenso e del tracking, alla luce del caso Mixpanel in 3.34.2?

In sintesi: Elementor One non è semplicemente “un piano più comodo”. È un cambio di paradigma. E quando un plugin che alimenta decine di milioni di siti cambia pelle verso il SaaS a crediti, la domanda non è se sia innovazione: la domanda è chi paga il prezzo di questa innovazione, nel medio periodo.

Patai László

Patai László

Lavoro con sistemi open source dal 1999 e specificamente con WordPress dal 2006. La mia specialità è lo sviluppo e la gestione di siti web ad alto traffico.

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